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mercoledì 4 gennaio 2012

La porcellana di Capodimonte

La porcellana di Capodimonte deve il suo nome alla zona collinare di Capodimonte a Napoli dove, nella metà del Settecento, il re Carlo di Borbone intendeva produrre una porcellana uguale per qualità a quella che era prodotta nella fabbrica di porcellane di Meissen e fece costruire una fabbrica sulla collina di Capodimonte, vicino al Palazzo reale. Tra i loro principali collaboratori si annoverarono il chimico belga Livio Ottavio Schepers e il decoratore piacentino Giovanni Caselli. La porcellana che si produce in questa zona ha delle caratteristiche peculiari che la distinguono dalla porcellana nord europea. Al sud Italia, infatti, non c'è il caolino pertanto l'impasto si compone di una fusione di varie argille provenienti dalla cave del sud miste al feldspato. Ne deriva un impasto tenero dal colorato latteo, che renderà questa manifattura, unica nella storia della porcellana. La porcellana "tenera" infatti, durante la cottura si ritira di circa il 20%, e se da una parte si perdono dovizie di dettagli tipici della porcellana nord europea dall'altra ritroviamo uno stile inconfondibile pervaso da un'armonia strutturale naturalista.