Cocktail ben assortito di genialità e delirio, pittore del surreale e di mondi onirici, Salvador Dalì ha avuto una vita segnata dalla stranezza fin dal principio.
Salvador Domingo Felipe Jacinto Dalí Domènech, marchese di Púbol, nato a Figueres in Catalogna nel 1904. E'stato un pittore, scultore, scrittore, cineasta e designer spagnolo, un abile disegnatore tecnico, ma è celebre soprattutto per le immagini suggestive e bizzarre delle sue opere surrealiste. Il padre Salvador Dali y Cusì, è notaio. Uomo severo, colto, possiede una ricca biblioteca dove Salvador fa le sue prime scoperte letterarie e filosofiche. Dalì che trascorre le estati a Cadaques fin da piccolo, popolando la sua vita di figure immaginarie, di segni avvertiti come predestinazioni alla gloria. Dali è bravo nel disegno, ha talento per la pittura.
Se ne accorgono i Pichot, una famiglia di artisti presso la cui residenza i Dalì soggiornano spesso, e il pittore tedesco Siegfried Burmann: è lui che nel 1914 regala a Salvador la sua prima tavolozza. Nel 1921, alcuni mesi dopo la morte della madre, viene ammesso all'Accademia d'Arte di S.Fernando a Madrid dove stringe amicizia con Federico Garcìa Lorca e il regista Luis Buñuel. Verrà un anno dopo sospeso a causa delle feroci critiche ai suoi insegnanti e definitivamente espulso nel 1926, anno in cui tra l'altro incontra Picasso a Parigi. Dalí già attira interesse su di sé con i suoi modi da eccentrico dandy. Porta i capelli e le basette lunghe, e si veste con giacche, calze lunghe e calzoni alla zuava come gli esteti britannici alla moda della fine del XIX secolo. Sono però i suoi dipinti, nei quali mostra di accostarsi al cubismo, a guadagnargli in effetti l'attenzione dei suoi compagni di corso. Si accosta anche al movimento dadaista, che continuerà ad influenzare il suo lavoro per tutta la sua vita. Egli assorbe influssi da moltissimi stili artistici diversi, spaziando dalla pittura classica all'avanguardia più estrema.
Se ne accorgono i Pichot, una famiglia di artisti presso la cui residenza i Dalì soggiornano spesso, e il pittore tedesco Siegfried Burmann: è lui che nel 1914 regala a Salvador la sua prima tavolozza. Nel 1921, alcuni mesi dopo la morte della madre, viene ammesso all'Accademia d'Arte di S.Fernando a Madrid dove stringe amicizia con Federico Garcìa Lorca e il regista Luis Buñuel. Verrà un anno dopo sospeso a causa delle feroci critiche ai suoi insegnanti e definitivamente espulso nel 1926, anno in cui tra l'altro incontra Picasso a Parigi. Dalí già attira interesse su di sé con i suoi modi da eccentrico dandy. Porta i capelli e le basette lunghe, e si veste con giacche, calze lunghe e calzoni alla zuava come gli esteti britannici alla moda della fine del XIX secolo. Sono però i suoi dipinti, nei quali mostra di accostarsi al cubismo, a guadagnargli in effetti l'attenzione dei suoi compagni di corso. Si accosta anche al movimento dadaista, che continuerà ad influenzare il suo lavoro per tutta la sua vita. Egli assorbe influssi da moltissimi stili artistici diversi, spaziando dalla pittura classica all'avanguardia più estrema.
L'anno seguente si compirà la sua rottura definitiva con i surrealisti; dopo un breve soggiorno a Parigi, resterà a New York con Gala fino al 1948. Importante segnale di questo periodo è la mostra Dalì - Mirò; al Museum of modern Art a New York, nonché la collaborazione cinematografica con Hitchcock per il film "Spellbound". Al suo ritorno in Europa Salvador Dali collabora come scenografo con Luchino Visconti e Peter Brook. Nel 1951 inaugura con la pubblicazione del "Manifesto mistico" il suo periodo corpuscolare; nell'anno successivo espone a Roma e Venezia. Il genio di Dalì viene sempre più riconosciuto a livello internazionale, con conferenze e mostre in luoghi autorevoli, quale quella del 1956 alla National Gallery di Washington. Nel 1961 si tiene a Venezia la prima del balletto "Ballet de Gala": di Dalì le scene e il libretto, mentre le coreografie sono affidate al grande Maurice Béjart.
A sei anni volevo diventare cuoco. A sette anni volevo essere Napoleone. Ma l’età della ragione mi ha insegnato che non c’era ambizione più alta del diventar Dalì " - Salvador Dalì.
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