"La mia pittura, è in realtà un esame di coscienza e un tentativo di comprendere i miei rapporti con l'esistenza. E' dunque una forma d'egoismo, ma spero sempre di riuscire, grazie ad essa, ad aiutare gli altri a vedere chiaro" - Edvard Munch.
Nel 1893 nasce anche "Il grido", che è oggi considerato uno dei manifesti dell'espressionismo. Le linee curve che invadono la tela esprimono direttamente l'angoscia di vivere, in violento contrasto formale con le linee rigide del parapetto. Come Gauguin, anche Edvard Munch respinge l'arte come puro piacere estetico e rifiuta di realizzare ciò che definisce «piccole tele con la cornice dorata destinate a ornare le pareti delle case borghesi». Per Edvard Munch la pittura è un esercizio metafisico e morale, tanto che nel 1889 scrive nel suo diario: «Non si possono ritrarre eternamente donne che lavorano a maglia e uomini intenti alla lettura; voglio rappresentare esseri che respirano, provano sentimenti, amano e soffrono. Lo spettatore deve prendere coscienza di ciò che di sacro vi è in loro, per poi scoprirsi il capo davanti a essi come fosse in chiesa». A differenza di Gauguin, per il quale la dimensione del mito è radicalmente superiore a quella della storia, Edvard Munch pone il dolore al centro delle proprie riflessioni, concentrandosi sul tema della quasi-impossibilità di vivere su cui si fonderà l'espressionismo tedesco. Nel 1892, ha luogo l'incontro decisivo dell'artista con la Germania.
In occasione della sua prima mostra berlinese, espone "Fregio della vita" che provoca uno scandalo tale la mostra viene subito chiusa. Edvard Munch si stabilisce a Berlino, dove diventa amico del drammaturgo svedese Strindberg, del critico austriaco Julius Meier-Grafe e dell'esteta polacco Stans Eaw Przybyszewski; se a Parigi si è formato uno stile personale, nella capitale tedesca scopre maggiori affinità con l'élite intellettuale e politica. Nel 1908 viene colto da disturbi psichici e dopo otto mesi trascorsi nella clinica del dottor Jacobson a Copenaghen guarisce dalla malattia e a ricordo di questo «Tuffo negli abissi» realizza il bel testo lirico Alpha e Omega (1909), che costituisce la sua versione della Genesi. Da questo momento torna definitivamente a vivere in Norvegia e dal 1920 si ritirò dal mondo: "Un uccello da preda si è fissato dentro di me. I suoi arti sono penetrati nel mio cuore, il suo becco ha trafitto il mio petto, e il battito delle sue ali ha offuscato il mio cervello". Nel 1930 fu colpito all'occhio destro da cecità quasi totale, mentre dal sinistro già da molto tempo aveva difficoltà visive. Nel 1937 in Germania, il regime nazista, giudica ottantadue sue opere, "arte degenerata" e le rimuove dai musei. Morirà a Ekely-Oslo nel 1944.
Nessun commento:
Posta un commento